Gli arredi interni di un autobus a due piani

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Perché al mattino mi sveglio senza alcuna voglia di uscire se non per cambiare qualcosa di importante del mio mondo, quando apro gli occhi sento le ossa più grandi ogni giorno e il peso che si aggiunge mi fa venire in mente due parole: stanchezza e ritorno. Hanno addobbato i bus di pois, di giallo, di rosso e di blu e la gente imperterrita sembra che fissi il pavimento di gomma, le teste tutte all’in giù, un vagone di prigionieri della battaglia finale della guerra che alla fine della notte dal letto ti scaraventa sull’asfalto, ad un’ora che non ti fa capire se sei un’altro o sei tu. Il conducente anemico, anonimo, afono, bada solo al din don delle fermate, al din don delle salite, delle tessere da viaggio passate sul lettore elettromagnetico di schede. Non aspetta nemmeno che chi è salito poi si sieda. In fondo a destra del piano di sopra si intravede una coppietta di adolescenti in preda alla sveglia dei sensi mattutina, è primavera…e mentre la mia testa sbatte al vetro e porta il ritmo della strada, in quest’autobus c’è chi dorme e chi non fa una sega.

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